I racconti di Luc

 

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L'AMORE PROIBITO

 

IO E TE

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA STRANA NOTTE

Notte! Mille stelle brillano nel cielo. Le guardo e penso a loro come a passaggi segreti da cui filtra la luce dell’infinito, all’orizzonte una luna purpurea attende di salire nel cielo per splendere ed illuminare l’oscurità!
Il suono della risacca, in quel punto di mare, s’infrange sulla spiaggia di pietrisco e sugli scogli neri, che a tratti riflettono il chiarore dalla parte bagnata dalle onde..
In lontananza una Lampara cerca di guadagnarsi la cena a base di pesce e alzando lo sguardo al cielo le luci di alcuni aerei danno la sensazione dell’immenso nostro vivere.
Cammino a piedi nudi sul bagna-asciuga, i calzoni bianchi arrotolati fin alle ginocchia, la camicia aperta, in una mano tengo le scarpe mentre con l’altra pian piano fumo una sigaretta e penso…
…. Penso a lei, penso a quel noi che non c’è più... penso a cosa è stato e perché è finito restandomi solo ricordi. La vita continua anche se il cuore non vorrebbe e caparbio insiste; poi un flash, una cascata bruna, fluente e bellissima, un sorriso smagliante con labbra voluttuose, profondi occhi nocciola da gatta. Il suo sguardo si è posato su di me per più di tre secondi in quella pizzeria, mi osservava insistente quando una mano maschile l’ha richiamata all’ordine fulminandomi con un occhiata. Scuoto la testa pensando che la vita è strana, probabilmente è stata solo una mia impressione quello sguardo, o forse no!? Continuo a camminare con flemma cercando di trovare magnifico quel panorama. Poi, in lontananza i fari di un fuoristrada stanno avanzando verso l’angolo di paradiso dove sono io. Forse una coppia che cerca intimità? Forse qualcuno che cerca un po’ di tranquillità o forse la mora della pizzeria…. No, di sicuro non è lei! Avanzo tra i pensieri e la spiaggia fino a che non mi accorgo che qualcuno è uscito dalla macchina. Corre verso la spiaggia ma inciampa e cade. Guardo incuriosito e … non ci posso credere! E’ la ragazza della pizzeria!
Mi guardo intorno, non vorrei che l’energumeno che era con lei fosse nei dintorni, sarebbe un casino trovarselo davanti. Nulla solo il macchinone, lei seduta sulla rena, ed io…
La luna intanto ha iniziato a sbiancarsi, sempre più alta in cielo. Mi avvicino piano, per non spaventarla. Sembra stia piangendo, il capo leggermente chino, i capelli che le coprono parte del viso. La gonna, mezza stracciata, lascia intravedere le lunghe gambe abbronzate, una cavigliera brilla sotto i riflessi magici della luna impreziosendo il piede, le mani ben curate con lunghe unghie laccate di rosso, solo allora mi accorgo che tutto il vestito è stracciato. Chiedo con dolcezza, per non spaventarla ulteriormente, se è stata aggredita; ma singhiozzando mi fa un cenno con la testa e mi dice di no. Allora le chiedo cosa le fosse successo, e lei, dopo una lunga pausa, sempre senza alzare il viso mi risponde che ha litigato col suo ragazzo. Mi chino, accarezzo delicatamente e con un po’ di timore i suoi capelli. Poi mi faccio più ardito e, con una mano sotto il mento le alzo il viso, splendido alla luce magica della luna anche dopo il pianto. Al suo vedermi sussulta impercettibilmente, ‘oddio- penso- mi ha riconosciuto?!!! Sognavo della sua pelle morbida e calda dei suoi splendidi occhioni da cerbiatto, grandi e scuri, le labbra che ancora sussultano dal singhiozzo e ce l’ho di fronte. Segno del destino?
“Mi dispiace” le dico solo, con voce emozionata!  Si mi dispiace, un viso così bello e delicato non deve essere mai nemmeno sfiorato dai singulti di un pianto triste. Le prendo il viso tra le mani e con il pollice le accarezzo la guancia fermando una lacrima, lei mi sorride ed io mi sciolgo. Poi si gira,  va verso l’acqua, per rinfrescarsi il viso. La osservo rapito, sembra che colga l’acqua direttamente da una pozza d’argento che zampilla creando bagliori magici, usa i raggi della luna per ritrovare la sua bellezza. Mi piace questa immagine.
È alta quanto me, intravedo il suo seno da sotto il vestito, è bello e sodo, il reggiseno a malapena lo contiene, il lungo collo lucente da cui scendono delle gocce di mare, ed il viso che finalmente sembra abbia ripreso beltà si staglia nell’oscurità. Mi tolgo la camicia per offrirgliela, e lei garbatamente accetta. Un sorriso tranquillo c’è ora al posto delle lacrime. Un viso sereno, e incredibilmente più bello. Si accinge ad indossare la camicia e io la guardo. La osservo mentre si toglie i suoi abiti sdruciti, ha delle gambe non lunghissime ma perfette e ben tornite,  i glutei sodi e lo slip che ah, nero, ne aumenta la sensualità.
Con il sorriso seducente mi si avvicina, la camicia appena abbottonata per lasciare spazio al seno voluttuoso e le gambe splendidamente bagnate, mi chiede il nome con quella sua voce gentile. Ed io balbetto quasi nel rispondere e porre la stessa domanda a lei. “Come ti chiami?” tre semplici parole che mi rimangono in gola appena si avvicina nel dirmi il suo nome, me lo sussurra all’orecchio, ed in quel momento il mio cuore ha perso un colpo. Da allora in poi non ha più ripreso il suo ritmo abituale.
Stiamo parlando del suo litigio quando scoppia nuovamente in lacrime e cerca conforto tra le mie baraccia. Sento il suo seno che spinge sul petto, ed il calore delle sue braccia che mi tengono stretto a lei. Mi lascia improvvisamente, senza fiato e senza sapere perché ne cosa fare.
Mi chiedo quale Dio burlone mi ha mandato una simile creatura, mi sembra uno scherzo non ci posso credere di essere in un simile paradiso con la donna che ho sempre e solo sognato.
Alza lo sguardo, si scusa e mi dà un leggero bacio sulla guancia “Grazie” dice semplicemente poi si volta e sta per andarsene, ma io non voglio che se ne vada, la trattengo per una mano, le sorrido e, lei sembra aver capito. Passeggiamo tranquilli nella notte è calda, senza dire una parola, senza mai smettere di parlarci con i gesti e gli sguardi. La luna splende nel cielo, e sul mare luccicano i raggi della luna. Una stella cadente lascia la sua scia nel cielo, ‘presto devo esprimere un desiderio’ ma quale? In quel momento quello che desidero è con me null’altro m’interessa, e quasi lo avesse inteso, la stella scompare, lasciando solo un ricordo del suo passaggio nella volta celeste per pochi istanti.
Sento le sue dita intrecciarsi alle mie, il movimento ritmico del suo pollice sul dorso della mia mano sembra seguire un ritmo che solo lei sente. Sembra che le onde seguano quel silenzioso ritmo. Guardo il mare scuro, ed il fascio luminoso della luna che si allarga sulla sua superficie. La lampara continua insistente la sua caccia mentre noi entriamo in acqua.
È fresca e piacevole le dita dei piedi si alzano per godere del dolce massaggio, sento un nuovo vigore che parte dalle gambe e sale verso tutto il corpo, lei si china e immerge le mani fino ai polsi, sorride alla sensazione che l’acqua le procura. S’inoltra lentamente vero le acque altre bagnando quasi completamente la mia camicia. Poi si volta e con le mani mi schizza l’acqua salata, la sento sul petto, sul viso, due gocce mi bagnano le labbra e ne sento il piacevole salmastro. Accidenti quella donna, sono pietrificato e orgoglioso della minuziosa squadratura che mi lancia, senza pudore alcuno. Il suo sguardo dal viso passa alle spalle, poi agli addominali e poi scende ancora soffermandosi dove i pantaloni sono bagnati ed il freddo nasconde ogni possibile virilità.
Mi guarda e mi chiede se ho freddo, nego, lei mi dice che non ci crede, le pongo la stessa domanda e di tutta risposta apre la camicia mostrando i capezzoli inturgiditi dal freddo sotto il reggiseno. È uno spettacolo fantastico, e già immagino quanto ora non posso vedere e mille pensieri affollano la mia mente. Vado verso di lei e mi offro di scaldarla, lei apre le braccia e mi accoglie, sento il suo corpo caldo e voglioso, una sua gamba si insinua tra le mie e con la coscia massaggia lentamente il mio pube, e un movimento dolce ma incisivo, e sento l’eccitazione finalmente manifestarsi concretamente, lei se ne accorge ed ecco che si toglie la camicia, io gioco con il gancio del reggiseno fino a vincere quella piccola sfida. Ora è quasi completamente nuda davanti a me.
Le sue labbra umide di desiderio si avvicinano alle mie ed delicatamente le sfiora, bramoso di quel momento cerco di essere più audace ma lei gira il viso lasciandomi baciare una guancia, ma subito trovo il collo e con un atto di venerazione lo sfioro con la lingua, lei emette un gemito di incanto e sento le sue unghie che si piantano sulla mia schiena, felice di quella manifestazione continuo salendo verso l’orecchio mentre lei fattasi più audace scende e mi stringe le natiche portandole più verso il suo ventre.
Mi sembra di sognare e allontano il viso dal collo per guardarla ed avere ulteriore conferma che è tutto vero… mio dio è tutto vero e lei è con me e mi desidera.
Le cingo un fianco e con la sua testa appoggiata sulla mia spalla ci dirigiamo verso la riva. L’acqua ci passa tra le gambe ormai ambientate non sentono più il freddo, ma l’aria le accarezza e la sensazione rimane. Ormai siamo sulla ghiaia, appoggio la mia camicia ormai fradicia sulla rena e la faccio sdraiare, mi pongo affianco a lei e accarezzandole il seno torno a cercare le sue labbra che ora non fuggono più ma accolgono la mia lingua.
Sento il suo nettare fondersi al mio, le sue dita tra i miei capelli mi accarezzano, mentre con l’altra mano mi accarezza le cosce, la mia mano passa dal seno al ventre che lei spinge maliziosamente verso me invitandomi a scendere ancora… scendo, scendo ancora il suo respiro accresce man mano che le mie dita trovano il pube e poi…..
Lei abbandona la mia coscia e sale verso il pantalone che bagnato mi da un po fastidio e cercando di slacciarlo mi dimeno un po’, ma a lei questo gioco piace e mi blocca il fianco, penso che voglia spogliarmi lei ma non è così, vuole tormentarmi, farsi desiderare fino alla pazzia, e ci riesce.
Le mie dita trovano l’inizio della fessura dove la prominenza di massima sensibilità è sbocciata per offrirsi al supremo piacere, lentamente la accarezzo con un movimento traslato andando a sfiorare prima l’apertura da cui scaturisce la vita e poi indietro verso il rilievo di carne e cosi premendo leggermente e facendola mugolare, poi, di scatto si sposta e riappoggiandosi trova un sassolino aguzzo che le punge la natica, sussulta, ma in quel movimento il mio dito la penetra facendola gemere e non sa se spostarsi per il sassolino o restare ferma con il mio dito che ormai dentro di lei le dà il sommo piacere. Nel frattempo nel sussulto dà una strizzata al pube che sotto celava la mia verga ormai eretta per il piacere, ed io provo un dolore iniziale ma tale è la mia eccitazione che sento sgorgare qualche goccia di umore ed un brivido di orgasmo mi annebbia per qualche istante la mente e a mia volta gemo.
Se ne accorge e con uno slancio riprende a baciarmi con maggior foga e mi accarezza e mi lecca le labbra, faccio uscire il dito ma lei con un colpo di bacino torna a farsi penetrare, ormai nulla la ferma, adesso vuole raggiungere il piacere e vuole che sia io a darglielo.
Finalmente si decide e slaccia i miei pantaloni che ormai come una vergine di Norimberga mi facevano soffrire, in una pausa mi spoglia, io con un movimento quasi da prestigiatore le faccio sparire gli slip di dosso…. Ora in quell’angolo di paradiso ci siamo solo noi, la notte, il mare ed il nostro desiderio.

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